ANDARE OLTRE LE RELAZIONI SIMBIOTICHE CON LA PSICOKINESIOLOGIA INTEGRATIVA DELLO SVILUPPO

ANDARE OLTRE LE RELAZIONI SIMBIOTICHE
CON LA PSICOKINESIOLOGIA INTEGRATIVA DELLO SVILUPPO
Di
Alessandra Marino

Laureata in Lettere, Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione, specializzata in Psicologia del Benessere nel Corso di Vita , Kinesiologa professionista e ideatrice della Psico-Kinesiologia Integrativa dello Sviluppo dello Sport e del Benessere©

Con il termine simbiosi (dal greco sun e bios cioè vita insieme) si indica la relazione che si instaura tra due individui, tesa ad un beneficio reciproco o di uno almeno dei partner senza che l’altro ne riceva danno.
In termini psicologici la simbiosi è una normale tappa dello sviluppo del bambino che, nei primi anni di vita, vive in stretta dipendenza con gli adulti che se ne prendono cura. Questa relazione simbiotica tende progressivamente ad evolversi man mano che il bambino tende ad individuarsi e a diventare piano piano più autonomo.
Alcuni autori in campo psicologico, considerano però la psicopatologia come il risultato di una relazione simbiotica non risolta. Infatti la relazione simbiotica può proseguire anche nello stadio adulto e riproporsi di relazione in relazione in un gioco di continuità che l’analisi transazionale definisce “giochi psicologici” Infatti una volta instaurata, la simbiosi fa sì che i partecipanti si sentano a proprio agio, ma questo agio ha un prezzo molto elevato, in quanto implica il sacrificio di una buona parte delle risorse individuali. In altre parole, si può dire che la stabilità viene acquisita a patto che entrambe le persone svalutino le proprie capacità, in modo che ciascuno senta di aver bisogno dell’altro. Nella simbiosi ciascun individuo svaluta se stesso e l’altro. Per giustificare la simbiosi si mantengono convinzioni grandiose del Genitore e del Bambino come “ Io non posso fare niente” oppure “ Vivo solo per te”. Nel gioco simbiotico l’adulto è fuori uso.
Le relazioni simbiotiche però non sono di pertinenza esclusiva dalla psicopatologia, infatti questo tipo di relazioni sono più comuni di quanto si possa pensare e definiscono anche la persona prevalentemente sana che mantiene, in qualche ambito di vita una specifica debolezza o dipendenza affettiva, senza che la funzionalità di vita ne risulti inficiata.
Di solito, quando le persone con accenti simbiotici si incontrano, comunicano tra di loro tacitamente il ruolo che vogliono assumere all’interno della relazione con un invito simbiotico. Rivivere la simbiosi dà un senso di sicurezza, sia che ci si trovi a rivivere il ruolo di accudito che di accudente: nel primo caso non ci si deve occupare di nulla perché il problema è sotto la responsabilità di chi si assume l’onere del prendersi cura, nel secondo caso, comunque non ci si deve preoccupare perché il problema è dell’altro. Reagire alla simbiosi con rabbia equivale a rinforzarla dal momento che, spostando sull’altro la responsabilità di risolvere la relazione simbiotica, di fatto non la si scioglie.
Nella scelta del partner, così come nella costruzione del rapporto di coppia, la persona che non ha raggiunto appieno la propria autonomia tende a riproporre gli stessi schemi antichi e non risolti che hanno determinato l’insuccesso della differenziazione dai propri genitori. La sensazione di avere pezzi mancanti, e di potersi completare solo nell’unione con l’altro, è il vissuto che accompagna il vivere in simbiosi percepito come unica via per sentirsi interi e funzionanti. L’espressione patologica della simbiosi è la passività. Essa si manifesta quando la persona perde il ruolo di soggetto attivo dinanzi alle situazioni: non reagisce più agli stimoli o non lo fa efficacemente.
L’obiettivo sano di ogni coppia può essere colto nell’invito che propone G.K Gilbran, nel libro “Il profeta”, a proposito del matrimonio:

“Ma che ci siano spazi nel vostro stare insieme,
E che i venti del cielo danzino tra di voi.
Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione:
Lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime.
Riempitevi la coppa uno con l’altro, ma non bevete da una sola coppa.
Scambiatevi a vicenda il vostro pane, ma non mangiate dallo stesso pane.
Cantate insieme e danzate e siate allegri, ma che ciascuno sia solo.
Come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica.”

Per chi ha vissuto una intera vita in relazioni simbiotiche andare oltre a questa visione del mondo può sembrare una impresa impossibile anche se le stesse relazioni affettive possono essere giunte ad un punto di non ritorno e la dipendenza simbiotica possa essere vissuta come un girone infernale senza via di uscita.
Ma arriva un punto della propria esperienza emotiva in cui si capisce che è necessario cambiare, che non si può più proseguire sulla stessa, solita strada pena l’alienazione da se stessi e dalla propria esistenza. La vita, il tempo, lo spazio, il corpo propri sembrano infatti appartenere a qualcun altro, all’altro a cui fino a poco tempo prima si delegava la gestione della propria vita quotidiana. Anche quando si è adulti ci si può ritrovare intrappolati a vivere emozioni assolutamente infantili e ad un certo punto arriva prepotentemente la necessità di continuare il percorso di crescita che si era fermato e a voler diventare del tutto adulti. E in questo momento che arriva, fortunatamente, per molti, che è necessario aprirsi all’aiuto di un professionista che possa aiutare a vedere le proprie strutture mentali e emozionali che si ripetono e a cercare di trasformare il processo ciclico in processo a spirale per proseguire la propria evoluzione personale.
Su questa importante tematica esistenziale la Psico-kinesiologia Integrativa dello Sviluppo, tecnica originale di intervento terapeutico ed educativo ideata dalla Dott.ssa Alessandra Marino, propone una serie di valutazioni e modalità di intervento integrando la teoria degli Stadi di Sviluppo di Erick Erikson (1902-1994) con una serie di interventi più specifici di Psicologia Energetica, Kinesiologia Emozionale, e tecniche di intervento energetico sui meridiani dell’agopuntura e sui chackra.
Erikson fu un allievo di Freud che formulò una teoria sullo sviluppo chiamata psicosociale. Egli si distaccò dal pensiero freudiano nel momento in cui cominciò a considerare le fasi di Freud troppo limitative e troppo poche. Propose così che vi fossero 8 stadi (fasi) di sviluppo, ciascuna caratterizzata da un particolare conflitto o crisi che deve essere affrontato e risolto: Le fasi di Erikson sono correlate a quelle di Freud, ma mentre per lui l’ultima fase si ha nell’adolescenza, per Erikson anche l’età adulta si articola nelle tre fasi sovrascritte. Tutte le fasi di Erikson si imperniano non su una parte del corpo, ma sul rapporto di ciascuna persona con l’ambiente sociale: per sottolineare l’importanza delle influenze sociali e culturali Erikson chiamò la sua teoria psicosociale. Ad esempio il PRIMO STADIO DI SVILUPPO. psico-sessuale, che va dalla nascita ai 2 anni di vita e che corrisponde allo STADIO ORALE di Freud, è caratterizzato da una predisposizione verso la vita, e la società che la rappresenta. di FIDUCIA o SFIDUCIA, e queste emozioni basilari e predominanti andranno a costituire un approccio all’esistenza che poi influenzerà la possibilità di poter superare o meno le difficoltà evolutive del passaggio degli altri stadi di sviluppo successivi. Se il bambino non riesce ad aprirsi alla fiducia nei confronti della propria esistenza e del suo mondo circostante, probabilmente rimarrà bisognoso e insicuro e gli risulterà troppo difficile superare la simbiosi nelle proprie relazioni man mano che crescerà. 
Quando, durante un interevento di Psico-kinesiologia Interativa si individua uno specifico blocco al primo stadio di sviluppo ericksoniano, si cerca di ripristinare sia a livello energetico sia a livello psicologico che cognitivo una visione allargata delle possibilità relazionali della persona, ristrutturando le credenze limitanti o le vere e proprie negazioni nei confronti delle possibilità creative e della possibile fonte di esistenza di esperienze piene di appagamento e soddisfazione in ambito relazionale. In realtà si torna a modellare la possibilità creativa propria di ogni individuo, che si dispiega prevalentemente durante l’infanzia, per dare nuove possibilità di realizzazione all’individuo che per eventi traumatici o per mancanza di giusti stimoli di sviluppo si è richiuso troppo presto in un piccolo mondo di possibilità limitate, che non gli permette di esplorare il potenziale proprio dell’Essere Umano.
Un processo evolutivo è pertanto sempre possibile e recuperabile all’interno della propria potenzialità per tutti quelli che riescono a percepirne l’esigenza e sono così arditi da chiedere un aiuto sempre disponibile. L’evoluzione di ogni singolo individuo rappresenta la scintilla e la spinta per l’evoluzione dell’intero pianeta. E la Psico-kinesiologia, frutto di molti anni di studio e di ricerca, umilmente si pone al servizio della vita e dell’evoluzione.

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